Alla scoperta di Monkey, il nuovo social network

Monkey social network

Facebook usato sempre di più dagli over 40 e con ormai già tredici anni di età. Snapchat creato da un gruppo di trentenni. E allora ai teenager mancava davvero un social network tutto per loro. Ed è probabilmente per questo che Ben Pasternak e Isaiah Turner, rispettivamente 17 e 18 anni, hanno ideato Monkey. L’obiettivo è, ovviamente, farla diventare l’applicazione numero uno al mondo. La più scaricata e utilizzata, in poche parole. E il primo impatto è stato davvero di quelli importanti: 200mila gli utenti iscritti in pochissimi tempo. Ma sono stati sollevati già i primi problemi legati alla sicurezza. Infatti esso consiste in un servizio di video-chat, molto simile alla controversa Chatroulette.

Giovani di tutto il mondo si mettono in contatto e parlano tra loro in videoconferenza: è questo, alla fine, il succo di Monkey. Il tutto avviene in maniera casuale. Insomma, ci si trova ad avere a che fare con perfetti sconosciuti. E non è un caso che i due creatori si siano conosciuti proprio in rete. L’applicazione mostra poche informazioni e sta poi ai partecipanti decidere se continuare la conversazione o interromperla. Insomma, non si è obbligati e si può scegliere di non aggiungere ulteriore tempo, chiudendo il tutto. Il rischio, come accade ormai nella sopracitata Chatroulette, è quello di proporre e favorire contenuti sessualmente espliciti. 

«Monkey è per una comunità estremamente pulita. Al momento,  con questo meccanismo, l’app ha totalizzato circa mezzo milione di chiamate casuali tra i suoi utenti. Con gli amici della vita reale si possono generare pettegolezzi o drammatizzare situazioni, con quelli online non ci sono legami, puoi lasciarti andare di più. Uno dei problemi delle app che girano al momento è che sono progettate da adulti, noi invece siamo sia creatori sia utenti. Questo è una sorta di mondo sommerso per i più grandi», queste le parole di Pasternak e Turner, che difendono la loro creazione. Qualche dubbio però rimane.

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