Mare di plastica, Greenpeace lancia l’allarme

Mare di plastica Greenpeace

«Milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano ogni anno, danneggiando la fauna marina e diffondendo sostanze chimiche tossiche che impiegano secoli a degradarsi», è questa la denuncia di Greenpeace, nota associazione ambientalista. Un grido d’allarme forte e chiaro, che non può rimanere e restare inascoltato. Il problema è, senza alcun dubbio, quello dell’inquinamento. A salire sul banco degli imputati sono le aziende multinazionali che operano nel settore delle bibite analcoliche. Infatti, solo il 6,6% delle bottigliette è realizzato con plastica riciclata. Un dato abbastanza sconcertante, visto il denaro investito per innovazione e progresso.

 La questione dell’inquinamento della plastica potrebbe essere affrontata con una maggiore produzione di bottiglie riciclabili al 100% e impegnandosi a eliminare l’uso di plastica usa e getta. Questa è anche, tra l’altro, la proposta fatta da Greenpeace. Nulla di assolutamente esagerato e insensato. Il fatto è che il business e il giro d’affari si basa in gran parte proprio sull’usa e getta. Anche l’Unione europea ha però finalmente detto la sua, parlando della cosiddetta “economia circolare”. Occorre progettare dei prodotti pensando anche al loro riutilizzo, perché solo così si avranno meno rifiuti. Strada percorribile? Difficile essere positivi. Le aziende parlano di bioplastica, ossia senza petrolio e quindi più riciclabile. Ma i dati sembrano dimostrare l’esatto contrario. La soluzione sembra tutt’altro che vicina.

Il problema sembra esser presente anche in altri mari. Le acque messe peggio sono quelle dell’alto Tirreno, tra la Toscana e Corsica. Gli esperti hanno parlato di una vera e propria zuppa di plastica.  A penalizzare è, senza alcun dubbio, la sua conformazione chiusa e l’alta densità abitativa e di industrie. L’inquinamento marino insomma è una problematica molto seria, soprattutto se si pensa che nel 2050 produrremo di 1,2 milioni di tonnellate di plastica. Cifre da capogiro, che fanno capire che è necessaria un’inversione di rotta. Altrimenti le conseguenze potrebbero essere ancor più serie.

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