Piove, governo ladro!

In Italia piove. Non solo letteralmente

Piove. In Italia piove. E fa anche discretamente freddo. Vero, siamo a febbraio, e come recita un detto popolare (che non so bene se sia diffuso in tutta la penisola o solo dalle mie parti) “Tempo e governo fanno da sé”; tuttavia, il fatto che piova, e che la pioggia non accenni a diminuire, rimane sul piatto. Nel momento in cui sto scrivendo queste righe, ruoto la testa e guardo fuori. Vedo solo acqua e persone con l’ombrello. Un locus amenus proprio.

L’ITALIA CHE FA ACQUA- Piove materialmente, ma anche metaforicamente. Sì, perché il clima londoniano di questi giorni, che nella settimana prossima rischia di diventare siberiano, riflette perfettamente lo stato di questo paese. Negli ultimi giorni, ma la cosa va avanti da tempo, nel silenzio e nel disinteresse dell’opinione pubblica, si sono susseguite una serie di azioni violente che hanno riportato il clima (politico) agli anni ’70. Con la differenza che cinquant’anni fa, dietro quelle azioni c’erano dei piani, leciti o meno; oggi sembrano più che altro espressione di un clima (sociale) inquinato dall’odio e da una rabbia mal indirizzata.

LA POLITICA CHE FA ACQUA- Nel clima (elettorale), i principali partiti sparano soluzioni a casaccio e si fregano le mani pensando ai vantaggi che da queste situazioni si possano trarre. Il blocco moderato si prepara all’accordone del millennio, per imporre altri cinque anni di massacro sociale con il benestare di un’Europa ormai totalmente avulsa dalla realtà di milioni di persone. Pronti ad inginocchiarsi di fronte al capitale finanziario, i politici si servono di vuota retorica per placare l’ira degli italiani, che nonostante l’acqua non possono lavare l’onta di un paese trascinato nel baratro.

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PIOVE- Almeno non piovesse! E invece piove. Piove su una disoccupazione che le politiche sul lavoro degli ultimi governi hanno aggravato, sotto la coltre di numeri che non rendono giustizia alla fotografia di questo paese; sulle pensioni, quando arrivano, e sui redditi da lavoro che, ormai sempre più spesso, generano uno stato di precarietà esistenziale permanente. Piove su tanti giovani, condannati all’impossibilità di pianificare il loro futuro. Piove sui comuni strozzati dai debiti; sui migranti, novelli capri espiatori della disuguaglianza sociale; sulla sanità e sulla scuola. Piove.

Almeno non piovesse! Nemmeno i mondiali quest’anno.

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